in

Se gli alieni arrivassero sulla Terra, cosa potrebbero mangiare?

Un ipotetico incontro con una civiltà extraterrestre solleva una domanda apparentemente bizzarra ma scientificamente interessante: il cibo terrestre sarebbe compatibile con una biologia nata su un altro mondo? La risposta dipenderebbe da metabolismo, chimica ed evoluzione.

Quando immaginiamo l’arrivo di esseri extraterrestri sulla Terra, le domande sono quasi sempre le stesse. Verranno in pace? Cercheranno di conquistarci? Vorranno studiarci? Ma esiste un interrogativo molto più semplice, e forse altrettanto difficile: che cosa mangerebbero?

La domanda può sembrare uno scherzo, ma nasconde un problema scientifico reale. La nutrizione, infatti, non riguarda soltanto i sapori o le abitudini alimentari. Ogni organismo deve trovare un modo per ottenere energia, costruire e riparare i propri tessuti, mantenere in funzione il proprio corpo ed eliminare le sostanze di scarto.

Naturalmente, non esiste alcuna prova scientifica che esseri extraterrestri abbiano visitato la Terra, né sappiamo se la vita intelligente esista altrove o quale forma potrebbe assumere. Ma le leggi della fisica e della biologia permettono almeno di formulare alcune ipotesi.

Il primo problema sarebbe trovare energia

Qualunque forma di vita biologica complessa dovrebbe in qualche modo alimentare il proprio metabolismo. La quantità di energia necessaria dipenderebbe da fattori molto simili a quelli che osserviamo negli animali terrestri: massa corporea, temperatura interna, livello di attività, modalità di movimento e dimensioni del sistema nervoso.

Negli animali della Terra, il consumo energetico aumenta con la massa corporea, ma non in modo perfettamente proporzionale. Un topo consuma molta più energia per ogni grammo di peso rispetto a un elefante. Quest’ultimo ha un metabolismo totale enormemente superiore, ma ogni chilogrammo del suo corpo è, per così dire, energeticamente meno costoso.

Applicando molto prudentemente questi principi a un ipotetico extraterrestre, si potrebbero fare alcune stime. Un essere attivo e a sangue caldo del peso di circa 30 chilogrammi potrebbe aver bisogno di circa 900 chilocalorie al giorno solo per mantenere le funzioni vitali. Un organismo di 70 chilogrammi potrebbe avvicinarsi alle 1.700 chilocalorie, mentre uno di 150 chilogrammi potrebbe superare le 3.000 anche restando quasi completamente a riposo.

Ma si tratterebbe soltanto del metabolismo basale. Camminare, correre, volare, regolare la temperatura corporea o semplicemente mantenere attivo un cervello molto sviluppato farebbe aumentare notevolmente il fabbisogno.

I classici “grigi” avrebbero un problema: il cervello

Prendiamo l’immagine dell’alieno resa celebre dal cinema e dalla cultura popolare: corpo piccolo, arti sottili e testa enorme.

Un organismo del genere potrebbe pesare tra 25 e 40 chilogrammi e, se avesse una fisiologia vagamente simile a quella di un mammifero, potrebbe aver bisogno di circa 800-1.100 chilocalorie al giorno soltanto a riposo. Ma la sua caratteristica più evidente, il grande cervello, potrebbe complicare le cose.

Il cervello umano rappresenta solo una piccola parte del peso del corpo, eppure consuma circa un quinto dell’energia utilizzata dall’organismo a riposo. Un extraterrestre dotato di un sistema nervoso ancora più sviluppato potrebbe quindi aver bisogno di una fonte di energia particolarmente abbondante e continua, a meno di possedere una biologia molto più efficiente della nostra.

Un ipotetico alieno “rettiliano” potrebbe trovarsi nella situazione opposta. Se fosse davvero ectotermo, cioè dipendente dall’ambiente per regolare la temperatura corporea, potrebbe consumare meno energia di un mammifero della stessa massa. Ma un grande predatore bipede, muscoloso, intelligente e attivo avrebbe comunque necessità energetiche molto elevate.

Il cibo terrestre potrebbe essere completamente inutile

Il problema più interessante, però, non sarebbe la quantità di cibo. Sarebbe la sua compatibilità biochimica.

Supponiamo che una forma di vita extraterrestre sia basata, come noi, sul carbonio e sull’acqua. La Terra potrebbe apparire come un gigantesco deposito di risorse: acqua liquida, carbonio organico, sali, zuccheri, grassi, amminoacidi e minerali.

Questo non significa, tuttavia, che gli alieni potrebbero entrare in un ristorante e ordinare la cena.

Le proteine terrestri potrebbero essere inutilizzabili da un organismo costruito con una biochimica differente. I nostri zuccheri potrebbero non essere metabolizzati. Alcune molecole per noi innocue potrebbero risultare tossiche. Persino una diversa organizzazione molecolare delle stesse sostanze potrebbe rendere il nostro cibo completamente indigeribile.

La vita terrestre ha sviluppato per miliardi di anni relazioni estremamente specifiche tra organismi, alimenti e microrganismi. Una mucca, per esempio, riesce a utilizzare l’erba grazie anche ai microrganismi presenti nel suo apparato digerente. Un koala dipende quasi interamente da una pianta particolare, l’eucalipto.

La dieta, quindi, non è soltanto una questione di calorie. È il risultato di una lunga storia evolutiva.

E i nostri microbi?

A rendere ancora più complicato il primo pranzo interplanetario ci sarebbero batteri, virus e altri microrganismi.

Un organismo extraterrestre potrebbe essere devastato dalla vita microscopica terrestre perché privo di qualsiasi difesa evolutiva. Ma potrebbe verificarsi anche l’opposto: i nostri patogeni potrebbero essere completamente incapaci di interagire con una biologia troppo diversa dalla nostra.

Il tema ricorda inevitabilmente La guerra dei mondi di H.G. Wells, dove gli invasori marziani vengono sconfitti non dagli eserciti umani, ma dai microrganismi terrestri. Nella realtà, tuttavia, non sappiamo se un simile contagio tra biosfere differenti sarebbe possibile.

Forse non cercherebbero cibo, ma materie prime

Esiste poi un’altra possibilità. Una civiltà extraterrestre capace di raggiungere la Terra potrebbe non essere interessata ai nostri piatti, agli animali o alle coltivazioni. Potrebbe cercare semplicemente le sostanze necessarie alla propria sopravvivenza.

Acqua. Azoto. Fosforo. Ferro. Sali minerali. Molecole organiche semplici. Forse biomassa microbica.

In questo scenario, gli extraterrestri non avrebbero bisogno di “mangiare” nel senso umano del termine. Potrebbero raccogliere elementi chimici e trasformarli attraverso processi biologici o tecnologici molto più avanzati dei nostri.

E se gli esseri arrivati sulla Terra fossero post-biologici – intelligenze artificiali, organismi sintetici o ibridi tra macchina e materia vivente – la parola alimentazione cambierebbe completamente significato. Il loro “cibo” potrebbe essere elettricità, combustibile chimico, calore o energia nucleare.

Un alieno robotico non cercherebbe un supermercato. Cercherebbe una presa di corrente.

Servirebbero anche nutrizionisti per extraterrestri

L’esperimento mentale conduce a una conclusione curiosa. Se un giorno avvenisse davvero un contatto con organismi provenienti da un altro mondo, non avremmo bisogno soltanto di astronomi, diplomatici, linguisti e ingegneri. Servirebbero anche biochimici, microbiologi e specialisti della nutrizione.

Dovremmo scoprire quali molecole questi esseri sono in grado di utilizzare, quali sostanze risultano tossiche, quanta energia richiede il loro metabolismo, quali microrganismi trasportano e quali risorse terrestri potrebbero consumare senza provocare danni agli ecosistemi.

In altre parole, avremmo bisogno di una nuova disciplina: la nutrizione extraterrestre.

L’idea può far sorridere, ma rivela qualcosa di importante sulla vita. Mangiare significa stabilire un rapporto continuo tra un organismo e il mondo che lo circonda. Una forma di vita nata sotto un altro sole potrebbe osservare il nostro pianeta e vedere un ambiente ricchissimo di energia e materia. Ma questo non significa che potrebbe sedersi a tavola con noi.

Il primo vero problema di un incontro con gli alieni, quindi, potrebbe non essere capire che cosa vogliono dirci. Potrebbe essere capire che cosa possiamo offrirgli per cena.

Stefano Camilloni

Vota l'articolo!
[Totale: 1 Media: 5]

Il silenzio degli alieni potrebbe essere opera dell’intelligenza artificiale

Una sonda aliena potrebbe nascondersi nel Sistema solare e sfuggire alle nostre osservazioni