La ricerca della vita oltre la Terra non appartiene più soltanto alla fantascienza. Sonde interplanetarie, telescopi spaziali e future missioni verso Marte e le lune ghiacciate del Sistema solare stanno aumentando progressivamente le possibilità di individuare tracce di organismi extraterrestri. Ma se un giorno trovassimo davvero qualcosa, anche soltanto un microorganismo, saremmo preparati alle conseguenze?
È la domanda sollevata da un gruppo internazionale di studiosi che analizza non tanto il significato biologico della scoperta, quanto le sue possibili ripercussioni politiche, economiche e strategiche. Perché la prima forma di vita extraterrestre che potremmo incontrare difficilmente assomiglierà agli alieni intelligenti immaginati dal cinema: molto più realisticamente potrebbe trattarsi di batteri, organismi microscopici o semplici strutture biologiche. Anche una scoperta apparentemente così modesta, tuttavia, cambierebbe radicalmente la nostra comprensione della vita nell’Universo.
Da Marte alle lune di Giove: la caccia alla vita accelera
Negli ultimi anni gli indizi potenzialmente interessanti si sono moltiplicati. Su Marte diverse missioni hanno confermato la presenza di grandi quantità di acqua sotto forma di ghiaccio e hanno raccolto informazioni su ambienti che, almeno nel passato, potrebbero essere stati compatibili con la vita.
La missione giapponese Hayabusa2 ha inoltre riportato sulla Terra campioni dell’asteroide Ryugu nei quali è stato individuato uracile, una delle basi azotate presenti nell’RNA. Non è una prova di vita extraterrestre, ma dimostra come alcuni dei mattoni fondamentali della chimica biologica possano essere presenti anche lontano dal nostro pianeta.
L’attenzione degli scienziati è rivolta soprattutto alle lune ghiacciate dei pianeti giganti. Europa Clipper della NASA sta studiando Europa, satellite di Giove sotto la cui crosta di ghiaccio si ritiene esista un enorme oceano. Anche la missione europea JUICE è diretta verso il sistema gioviano per analizzare alcune delle sue lune e verificare se possiedano condizioni potenzialmente abitabili. A queste missioni si aggiungono le osservazioni del James Webb Space Telescope e i progetti futuri dedicati a Encelado, la luna di Saturno che espelle nello spazio materiale proveniente dal suo oceano sotterraneo.
Un problema che il diritto internazionale non ha ancora risolto
Se un microorganismo extraterrestre venisse scoperto, si aprirebbe immediatamente una questione sorprendentemente concreta: a chi apparterrebbe?
Il principale riferimento giuridico internazionale rimane il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, che stabilisce, tra l’altro, che nessuno Stato possa rivendicare la sovranità sulla Luna o sugli altri corpi celesti e che l’esplorazione spaziale debba essere condotta per scopi pacifici.
Quel trattato, però, è stato scritto in un’epoca in cui la possibilità di recuperare e studiare organismi extraterrestri sembrava estremamente remota. Non stabilisce quindi chi possa utilizzare, conservare o eventualmente distruggere una forma di vita scoperta fuori dalla Terra, né disciplina in maniera specifica eventuali rischi biologici legati a microorganismi extraterrestri.
Cooperazione o nuova corsa allo spazio?
Gli studiosi individuano tre grandi scenari possibili.
Nel primo, la scoperta favorirebbe una nuova forma di cooperazione internazionale. Gli Stati potrebbero condividere campioni e informazioni, creare protocolli comuni di sicurezza e affidare a organismi internazionali la gestione delle ricerche. Un precedente esiste già nella collaborazione globale per individuare asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra, così come nella lunga esperienza della Stazione spaziale internazionale.
Il secondo scenario sarebbe invece molto più competitivo. Una forma di vita extraterrestre potrebbe diventare una risorsa strategica, soprattutto se possedesse caratteristiche biologiche utilizzabili in medicina, agricoltura, biotecnologie, produzione energetica o altri settori. Le grandi potenze potrebbero quindi cercare di ottenere un accesso privilegiato ai campioni o alle tecnologie sviluppate dal loro studio.
La biologia extraterrestre potrebbe così trasformarsi in un nuovo terreno della competizione tecnologica globale, nel quale ricerca spaziale, biotecnologie e sicurezza nazionale finirebbero per intrecciarsi.
Esisterebbe infine un terzo scenario, quello dell’isolamento. Il timore di rischi biologici sconosciuti potrebbe spingere alcuni Paesi a limitare la condivisione di campioni e informazioni, introducendo protocolli estremamente rigidi o mantenendo segreti alcuni risultati delle ricerche.
Il problema della biosicurezza
C’è poi una questione particolarmente delicata: un microorganismo proveniente da Marte, Europa o Encelado potrebbe essere pericoloso per la vita terrestre?
Non esistono elementi per affermarlo. Una forma di vita sviluppatasi in un ambiente completamente diverso dal nostro potrebbe persino risultare incapace di interagire con gli organismi terrestri. Ma proprio l’impossibilità di conoscere in anticipo le sue caratteristiche imporrebbe precauzioni eccezionali.
Il problema avrebbe anche una direzione opposta. Le missioni terrestri potrebbero contaminare altri mondi trasportando accidentalmente microorganismi provenienti dal nostro pianeta, compromettendo così ambienti extraterrestri e rendendo persino difficile distinguere un’autentica forma di vita aliena da una contaminazione terrestre.
Anche l’intelligenza artificiale avrà un ruolo
L’eventuale scoperta potrebbe essere accelerata dalle nuove tecnologie. Intelligenza artificiale e machine learning vengono già utilizzati per analizzare enormi quantità di dati astronomici e individuare possibili biosignature. Progressi nella nanotecnologia, nella biologia sintetica e nell’ingegneria potrebbero inoltre permettere in futuro di studiare in maniera estremamente dettagliata eventuali organismi extraterrestri.
Ma proprio queste capacità aumenterebbero le domande sulla gestione dei campioni e delle informazioni. Un organismo dotato di proprietà biologiche completamente nuove potrebbe diventare oggetto di brevetti, sfruttamento commerciale o programmi di ricerca strategica.
E la presenza sempre maggiore delle aziende private nello spazio renderebbe il quadro ancora più complesso, perché accanto agli interessi degli Stati entrerebbero in gioco quelli commerciali delle società coinvolte nell’esplorazione.
Una scoperta scientifica che diventerebbe un evento geopolitico
La conseguenza più importante è forse questa: trovare vita oltre la Terra non sarebbe soltanto una delle più grandi scoperte nella storia della scienza. Sarebbe anche un evento politico.
Governanti, organizzazioni internazionali e comunità scientifica dovrebbero decidere rapidamente come comunicare la scoperta, chi potrebbe analizzare eventuali campioni, quali informazioni rendere pubbliche e quali misure adottare per evitare contaminazioni o utilizzi pericolosi.
Anche disinformazione e teorie complottiste potrebbero avere un peso enorme nella percezione pubblica dell’evento, influenzando decisioni politiche e rapporti tra gli Stati. Per questo gli autori dell’analisi suggeriscono di iniziare già oggi a immaginare differenti scenari, attraverso simulazioni e modelli decisionali simili a quelli utilizzati nella pianificazione strategica.
Per decenni la domanda principale è stata: esiste vita oltre la Terra? Con l’avanzare dell’esplorazione spaziale potrebbe diventare necessario aggiungerne un’altra: cosa faremo quando la troveremo?
Perché persino la scoperta di un minuscolo microorganismo su un altro mondo potrebbe rappresentare qualcosa di molto più grande di una rivoluzione scientifica: potrebbe modificare il modo in cui l’umanità considera se stessa e, contemporaneamente, ridefinire gli equilibri politici sulla Terra.
Stefano Camilloni


