Una struttura cosmica individuata nei dati LOFAR potrebbe appartenere a una delle classi di oggetti più enigmatiche dell’astronomia moderna. Ma le sue dimensioni ridotte e la posizione insolita della galassia ospite aprono anche un’altra possibilità: potrebbe trattarsi di un fenomeno ancora diverso.
Nel cielo radio, dove i telescopi osservano l’universo a lunghezze d’onda invisibili ai nostri occhi, esistono strutture che non hanno equivalenti chiari nella luce visibile. Tra queste ci sono gli Odd Radio Circles, letteralmente “strani cerchi radio”: grandi anelli di emissione radio, deboli e giganteschi, scoperti solo negli ultimi anni.
Il nuovo oggetto, denominato J1248+4826, presenta una morfologia che ricorda proprio questa famiglia: un anello ben definito, accompagnato da una nube radio più estesa e diffusa. La scoperta è stata riportata da un gruppo guidato da M. Polletta dell’INAF, in uno studio pubblicato su arXiv il 6 maggio 2026.
La particolarità è la scala. L’anello ha un raggio apparente di circa 9 secondi d’arco, che, se l’oggetto è associato a un gruppo di galassie a redshift z = 0,2, corrisponde a circa 30 kiloparsec. Per confronto, gli ORC conosciuti finora hanno raggi molto più grandi, compresi tra circa 44 e 365 kiloparsec.
In altre parole, se l’interpretazione sarà confermata, gli astronomi potrebbero aver trovato una versione “in miniatura” di uno dei fenomeni più misteriosi dell’astrofisica radio.
Cosa sono gli Odd Radio Circles
Gli ORC sono stati segnalati per la prima volta nel 2021 e da allora sono rimasti oggetti difficili da spiegare. Appaiono come grandi strutture circolari nelle mappe radio, ma non hanno una controparte evidente nelle immagini ottiche, infrarosse o a raggi X. Spesso sembrano associati a galassie massicce, ma il meccanismo che li genera è ancora discusso.
Le ipotesi principali chiamano in causa episodi energetici avvenuti nel passato: getti prodotti da buchi neri supermassicci, esplosioni di formazione stellare, onde d’urto generate da fusioni tra galassie o processi legati all’attività dei nuclei galattici attivi. In tutti i casi, l’idea di fondo è che grandi quantità di plasma magnetizzato siano state espulse, compresse o riaccese da eventi cosmici su scala galattica.
J1248+4826 sembra inserirsi in questo quadro, ma con alcune anomalie importanti. La più evidente è che la galassia candidata a ospitare la sorgente non si trova al centro dell’anello, come accade in molti ORC, ma sul bordo. Questo dettaglio rende l’oggetto più difficile da classificare e lascia aperta la possibilità che non sia un ORC classico, ma un tipo diverso di sorgente radio diffusa.
Un fossile radio riacceso?
Secondo gli autori, non ci sono prove chiare che l’anello sia alimentato oggi da un buco nero attivo. Mancano anche segnali convincenti che permettano di interpretarlo come il resto morente di una radiogalassia classica o come un lobo radio osservato da un’angolazione particolare.
L’ipotesi più interessante è quella del plasma fossile. In passato, una galassia o un nucleo galattico attivo potrebbero aver iniettato particelle energetiche nello spazio circostante. Quel materiale, ormai indebolito, sarebbe poi stato “riacceso” da onde d’urto prodotte dalle interazioni tra galassie all’interno del gruppo. Movimenti, fusioni, turbolenze e dinamiche gravitazionali potrebbero aver compresso il plasma, rendendolo di nuovo visibile alle frequenze radio.
Questa spiegazione è affascinante perché trasforma l’anello in una specie di archivio cosmico: non una struttura nata da un singolo evento recente, ma la traccia di una storia complessa, fatta di attività galattica passata e di interazioni successive nell’ambiente del gruppo.
Perché la scoperta è importante
Se J1248+4826 fosse davvero un ORC, la scoperta amplierebbe la famiglia di questi oggetti verso dimensioni molto più piccole. Questo avrebbe una conseguenza importante: gli ORC compatti potrebbero essere più comuni di quanto pensiamo, ma più difficili da individuare nelle survey radio attuali.
Il caso di J1248+4826 mostra anche quanto sia ancora incompleta la nostra classificazione delle sorgenti radio diffuse. Alcuni oggetti possono somigliare a un ORC, a un alone radio o ai resti di una radiogalassia, ma non rientrare perfettamente in nessuna categoria. È proprio in questi casi di confine che spesso l’astronomia avanza: quando un oggetto non obbedisce alle definizioni esistenti, costringe gli scienziati a rivedere i modelli.
Per capire meglio la natura di J1248+4826 serviranno osservazioni più profonde: mappe radio spettrali ad alta risoluzione, misure di polarizzazione, dati nei raggi X e un campione più ampio di oggetti simili. Solo così sarà possibile stabilire se siamo davanti al più piccolo ORC mai osservato o a una nuova classe di fenomeni radio cosmici.
FAQ
Che cosa significa ORC?
ORC sta per Odd Radio Circle, cioè “strano cerchio radio”. Sono grandi strutture circolari visibili nelle onde radio, ma spesso invisibili ad altre lunghezze d’onda.
Quanto è grande J1248+4826?
L’anello avrebbe un raggio di circa 30 kiloparsec, pari a quasi 100.000 anni luce. È enorme in termini assoluti, ma molto compatto rispetto agli ORC già noti.
Perché è considerato strano?
Perché ha proprietà radio simili agli ORC, ma è molto più piccolo e la sua possibile galassia ospite non si trova al centro dell’anello, bensì sul bordo.
È una scoperta definitiva?
No. Lo studio parla di un candidato ORC. Serviranno nuove osservazioni per confermare la classificazione.
Perché non lo vediamo con telescopi ottici?
Perché l’emissione principale è radio, probabilmente prodotta da elettroni energetici che si muovono in campi magnetici. Questo tipo di radiazione può non avere una controparte luminosa evidente nella luce visibile.
Stefano Camilloni


