Alla IACS Community Exchange Conference 2026 presentato il modello italiano per integrare fotografie geolocalizzate e certificate nei controlli della PAC. AGEA al centro del progetto, con ATLHAS come “trust layer” per la creazione di evidenze digitali verificabili e resistenti alle alterazioni.
SOFIA – Dall’osservazione satellitare alla fotografia scattata direttamente sul terreno, fino alla creazione di un’evidenza digitale verificabile e utilizzabile nei procedimenti amministrativi. È il percorso illustrato da AGEA – Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura a Sofia, in Bulgaria, nell’ambito della Integrated Administration and Control System (IACS) Community Exchange Conference 2026.
I vantaggi sono concreti su entrambi i fronti. Per l’amministrazione significa semplificare e accelerare i pagamenti, ridurre i costi operativi e liberare gli ispettori dalle verifiche più ripetitive, consentendo loro di concentrare competenze e risorse sui casi realmente complessi. Per gli agricoltori vuol dire invece meno burocrazia e chiaramente meno documenti da gestire.
Al centro della presentazione c’è AgriFoto, la soluzione sviluppata per integrare immagini geolocalizzate nei flussi di lavoro dell’Area Monitoring System (AMS), affiancando al monitoraggio satellitare uno strumento capace di documentare direttamente ciò che avviene sul campo.
In questo processo entra in gioco ATLHAS, il “trust layer” di AGEA, con una tecnologia progettata per trasformare contenuti digitali e dati GNSS in evidenze certificate, verificabili e resistenti alle alterazioni. È proprio questo “trust layer” a rappresentare uno degli elementi più innovativi del modello presentato a Sofia: non basta sapere cosa mostra una fotografia, occorre poter dimostrare dove e quando è stata acquisita, da chi e attraverso quale dispositivo, e che non sia stata successivamente manipolata.

Quando il satellite non basta
Dal 2018 il monitoraggio attraverso i satelliti Sentinel ha consentito di automatizzare una parte crescente dei controlli relativi alla Politica agricola comune. Esistono tuttavia situazioni nelle quali l’osservazione satellitare può risultare limitata o non conclusiva.
Determinate condizioni del terreno, aree alberate o cespugliose, specifiche pratiche agricole oppure la necessità di verificare elementi difficilmente osservabili dallo spazio possono richiedere informazioni aggiuntive.
Tradizionalmente ciò può significare un’ispezione fisica, con conseguenti costi, tempi e impiego di personale. Il modello illustrato da AGEA punta invece a utilizzare, quando possibile, una “trusted field evidence”, un’evidenza raccolta direttamente sul terreno e integrata nel procedimento digitale.
Il flusso parte dall’AMS: quando emerge un caso che necessita di ulteriori verifiche viene richiesta un’evidenza mirata. L’agricoltore o l’operatore acquisisce quindi attraverso AgriFoto una fotografia guidata e geolocalizzata. Il sistema certifica le informazioni associate allo scatto, mentre AGEA mantiene la responsabilità della valutazione dell’evidenza e della decisione finale sulla conformità.
Galileo e ATLHAS per una posizione verificabile
Un ruolo importante nell’architettura è svolto dal sistema europeo di navigazione satellitare Galileo. La soluzione utilizza tecnologie come OSNMA – Open Service Navigation Message Authentication – e HAS – High Accuracy Service, rispettivamente per rafforzare l’autenticità dei dati di navigazione e migliorare l’accuratezza del posizionamento.
ATLHAS integra questi elementi all’interno di un livello tecnologico di fiducia che associa alla fotografia tempo, posizione, contenuto e metadati, rendendo l’intero insieme verificabile.
AgriFoto permette inoltre di controllare sul campo la qualità della posizione prima dello scatto. Attraverso una funzione dedicata è possibile visualizzare i satelliti disponibili e verificare le caratteristiche del fix GNSS, utilizzando informazioni provenienti dalle diverse costellazioni satellitari.
La questione è fondamentale: una semplice fotografia geolocalizzata non costituisce necessariamente una prova affidabile. Perché possa assumere valore all’interno di un processo amministrativo occorre proteggere l’intera catena che conduce dall’acquisizione del dato alla sua successiva verifica.
Ogni fotografia accompagnata da un certificato digitale
È qui che la tecnologia ATLHAS assume particolare rilevanza. Per ogni fotografia acquisita sul campo viene prodotto un certificato digitale che lega l’immagine alle informazioni relative alla sua acquisizione.
Il pacchetto contiene elementi relativi a data e ora, posizione e coordinate, integrità dell’immagine, formato e metadati, operatore, dispositivo e applicazione utilizzata. L’integrità del file può inoltre essere verificata tramite funzioni hash, mentre l’affidabilità dell’acquisizione deriva dall’insieme delle informazioni e dei controlli associati allo scatto.
L’obiettivo è rendere rilevabili eventuali modifiche successive e conservare nel tempo la possibilità di verificare la provenienza dell’evidenza.
La fotografia diventa così qualcosa di molto diverso da una normale immagine inviata attraverso uno smartphone: si trasforma in un’evidenza digitale tracciabile, verificabile e “tamper-evident”, cioè costruita in modo da rendere individuabili eventuali alterazioni.
Dai pascoli agli eco-schemi
Le applicazioni illustrate a Sofia mostrano la concretezza del sistema. Nei pascoli, per esempio, vegetazione e aree alberate possono rendere meno conclusiva l’interpretazione delle immagini satellitari. Una fotografia certificata può fornire elementi aggiuntivi per documentare l’effettiva attività agricola.
Lo stesso principio può essere applicato agli eco-schemi, verificando colture favorevoli agli impollinatori, coperture vegetali o il mantenimento di determinate condizioni per un periodo prestabilito. Altri scenari comprendono colture specifiche, presenza di bestiame e documentazione di determinate condizioni relative alla gestione agricola e al benessere animale.
In alcuni casi può essere sufficiente una fotografia; in altri, una serie di immagini certificate nel tempo permette di ricostruire l’evoluzione della situazione sul terreno.

Un “digital trust layer” che può andare oltre AgriFoto
Uno degli aspetti più interessanti della soluzione è infine la possibilità di riutilizzare il livello tecnologico sviluppato con ATLHAS anche al di fuori della singola applicazione.
L’architettura presentata prevede infatti un trust layer riutilizzabile attraverso SDK e API, potenzialmente integrabile con altre applicazioni mobili, piattaforme GIS, droni e servizi amministrativi senza dover sostituire i sistemi già esistenti.
Il modello operativo rimane chiaro: l’AMS individua il caso, AgriFoto acquisisce l’evidenza sul campo, Galileo e la tecnologia ATLHAS contribuiscono a renderne verificabili affidabilità e provenienza, AGEA valuta i dati e assume la decisione amministrativa.
I benefici attesi riguardano la riduzione delle ispezioni fisiche non necessarie, tempi più rapidi nella gestione delle pratiche e dei pagamenti, una maggiore qualità delle evidenze digitali e una riduzione dei rischi di contestazioni e frodi.
La presentazione di Sofia mostra così un possibile nuovo passaggio nell’evoluzione dei controlli della PAC. Dopo aver portato una parte sempre maggiore dei controlli dal campo allo spazio, attraverso Sentinel e l’AMS, la tecnologia permette ora di riportare l’informazione dallo spazio al campo quando necessario.
Con una differenza fondamentale: ciò che viene raccolto sul terreno non è più soltanto una fotografia. Grazie all’integrazione tra AGEA, AgriFoto, Galileo e il trust layer tecnologico di ATLHAS, può diventare un’evidenza digitale verificabile sulla quale costruire processi amministrativi più rapidi, trasparenti e affidabili.
Stefano Camilloni

