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Sguardi su un mondo alieno: svelata la superficie della Super-Terra LHS 3844 b

Per molto tempo gli esopianeti sono stati, per noi, soprattutto numeri: masse, raggi, orbite, distanze, temperature stimate. Mondi reali, certo, ma ancora senza volto. Sapevamo che esistevano, che giravano intorno ad altre stelle, che alcuni erano giganti gassosi e altri pianeti rocciosi. Ma immaginare davvero il loro paesaggio, il colore del loro suolo, la natura delle loro rocce, sembrava appartenere più alla fantascienza che all’astronomia. Ora qualcosa sta cambiando.

Grazie al James Webb Space Telescope, l’astronomia sta entrando in una fase nuova e affascinante: quella della geologia esoplanetaria. Non si tratta più soltanto di scoprire pianeti lontani, ma di iniziare a comprenderne la superficie, la storia, forse persino l’evoluzione interna. Un gruppo di ricercatori guidato da Sebastian Zieba e Laura Kreidberg, del Max Planck Institute for Astronomy, è riuscito infatti ad analizzare la composizione superficiale di un pianeta roccioso al di fuori del sistema solare: LHS 3844 b. È come se, per la prima volta, avessimo sollevato il velo su un mondo alieno.

Un mondo estremo e senza aria

LHS 3844 b è una super-Terra situata a circa 48,5 anni luce da noi. È più grande del nostro pianeta, con un raggio superiore di circa il 30 per cento rispetto a quello terrestre, ma non ha nulla dell’immagine rassicurante della Terra. Orbita intorno a una fredda nana rossa a una distanza così ravvicinata da completare un giro intero in appena 11 ore. Un anno, su LHS 3844 b, dura meno di una giornata terrestre.

Questa vicinanza estrema ha probabilmente bloccato il pianeta in rotazione sincrona: una faccia guarda sempre la stella, mentre l’altra resta immersa in una notte eterna. Sul lato diurno, la temperatura media raggiunge circa 1000 Kelvin, cioè oltre 700 gradi Celsius. Abbastanza per trasformare il paesaggio in un deserto minerale incandescente. Le osservazioni dello strumento MIRI del James Webb hanno confermato un dettaglio decisivo: LHS 3844 b non possiede un’atmosfera significativa. Non c’è aria a distribuire il calore, non ci sono nubi, venti, oceani o protezione. Solo roccia esposta direttamente alla violenza della stella. Un mondo nudo, scuro, caldo e sterile.

La pelle di un pianeta lontano

La parte più affascinante della scoperta riguarda ciò che il pianeta rivela attraverso la sua luce infrarossa. Il lato diurno di LHS 3844 b emette calore, e quel calore porta con sé informazioni sulla composizione della superficie. Analizzando questo segnale, gli scienziati hanno potuto intuire che tipo di roccia ricopre il pianeta. E il risultato è sorprendente.

I dati escludono una superficie simile alla crosta continentale terrestre, ricca di rocce come il granito. Sulla Terra, il granito è il prodotto di una lunga storia geologica: acqua, tettonica a placche, riciclo della crosta, fusione e raffreddamento dei materiali. È una roccia che racconta un pianeta attivo, complesso, trasformato nel tempo da processi profondi. Su LHS 3844 b, invece, questa firma sembra mancare.

La sua superficie appare più simile a un materiale basaltico, scuro e primitivo, paragonabile alle rocce vulcaniche terrestri o lunari. Oppure potrebbe contenere materiali del mantello, ricchi di magnesio, ferro e olivina. In entrambi i casi, il quadro che emerge è quello di un pianeta senza una crosta “terrestre”, senza tracce evidenti di acqua abbondante e senza una tettonica a placche simile alla nostra.

In altre parole, LHS 3844 b non sembra un’altra Terra. Sembra piuttosto un frammento oscuro di geologia primordiale, congelato nella sua evoluzione o consumato da condizioni estreme.

Un gemello alieno di mercurio?

Senza atmosfera, la superficie di LHS 3844 b è esposta senza difese allo space weathering, l’erosione spaziale. Radiazioni stellari, particelle energetiche e micrometeoriti colpiscono continuamente le rocce, frantumandole e trasformandole lentamente in regolite: una polvere fine, simile a quella che ricopre la Luna.

Questo processo non si limita a polverizzare la superficie. La scurisce, la modifica chimicamente, la rende più opaca e antica. È una sorta di invecchiamento cosmico, un lento bombardamento che scolpisce i pianeti privi di aria. Gli astronomi hanno considerato due possibili scenari.

Nel primo, LHS 3844 b potrebbe essere ancora vulcanicamente attivo. La sua superficie scura sarebbe allora formata da roccia fresca, emersa da eruzioni recenti o da una diffusa attività interna. Nel secondo, il pianeta sarebbe invece geologicamente spento. Una superficie antica, immobile, ricoperta da polvere scura e segnata da un lunghissimo bombardamento spaziale. Un paesaggio più vicino alla Luna o a Mercurio che alla Terra.

Al momento, è proprio questa seconda ipotesi a sembrare più convincente. Se il pianeta fosse attraversato da un vulcanismo recente, gli scienziati si aspetterebbero di trovare tracce di gas come l’anidride solforosa. Ma MIRI non ne ha rilevata alcuna. LHS 3844 b potrebbe quindi essere un mondo morto dal punto di vista geologico: una sfera rocciosa, bruciata dalla sua stella, avvolta non da un’atmosfera ma da una coltre di polvere minerale. Un Mercurio extrasolare, ancora più estremo, ancora più alieno.

L’inizio della geologia degli altri mondi

Questa scoperta non è importante solo per LHS 3844 b. È importante perché dimostra che possiamo iniziare a studiare la superficie dei pianeti rocciosi oltre il sistema solare. Fino a pochi anni fa, una simile impresa sembrava quasi impossibile. Oggi, grazie al James Webb, possiamo cercare indizi non solo sulla presenza di atmosfere, ma anche sulla natura delle rocce, sulla storia geologica, sull’attività interna e forse, un giorno, sulle condizioni che rendono un mondo abitabile o irrimediabilmente sterile.

Il team sta già analizzando nuovi dati per capire meglio come la superficie di LHS 3844 b rifletta la luce. Questo potrebbe aiutare a distinguere tra distese di roccia compatta e strati di polvere fine, rendendo il ritratto del pianeta ancora più preciso. È solo un primo passo, ma è un passo enorme.

Perché ogni volta che osserviamo un mondo come LHS 3844 b, non stiamo soltanto studiando un pianeta lontano. Stiamo imparando a leggere le superfici dei mondi alieni. Stiamo trasformando punti di luce in paesaggi. Stiamo passando dalla scoperta degli esopianeti alla loro conoscenza. E forse, nel buio della galassia, stiamo cominciando davvero a vedere.

Stefano Camilloni

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