Per qualche mese è stato il sogno proibito di ogni cosmologo: un puntino rosso nelle immagini del telescopio spaziale James Webb che, secondo una delle interpretazioni possibili, avrebbe potuto essere una galassia vista appena 90 milioni di anni dopo il Big Bang, molto più antica di qualsiasi altra mai osservata. Si chiama Capotauro, e porta un nome tutto italiano. Ora un nuovo studio sembra chiudere la questione: l’oggetto si è spostato in cielo. E le galassie lontanissime non si spostano.
Quel minuscolo movimento, misurato confrontando immagini riprese a tre anni e mezzo di distanza, rivela che Capotauro è quasi certamente una nana bruna estremamente fredda all’interno della nostra Via Lattea: un corpo a metà tra una stella e un pianeta, con una temperatura di circa 350 kelvin, cioè intorno agli 80 gradi Celsius. Il risultato, firmato da un gruppo guidato da Feng-Yuan Liu dell’Istituto di astronomia dell’Università di Edimburgo e disponibile in preprint su arXiv, è una lezione importante su quanto possa essere insidiosa la caccia alle prime galassie.
Un puntino italiano ai confini del tempo
Capotauro è stato individuato nei dati della survey CEERS di Webb da un gruppo guidato da Giovanni Gandolfi dell’Università di Padova, con numerosi colleghi italiani e internazionali, e il nome viene dall’antica denominazione del Corno alle Scale, una vetta dell’Appennino tosco-emiliano. Lo studio, pubblicato all’inizio del 2026 su Astronomy & Astrophysics, descriveva un oggetto davvero strano: completamente invisibile a lunghezze d’onda inferiori a 3,5 micrometri e poi, di colpo, ben rilevato a 4,4 micrometri, con un salto di luminosità di oltre tre magnitudini.
Un crollo così brusco può avere diverse spiegazioni. La più spettacolare è il cosiddetto “salto di Lyman”: l’idrogeno neutro che riempiva l’Universo primordiale assorbe tutta la luce ultravioletta di una galassia lontana e, a causa dell’espansione cosmica, quel taglio viene spostato verso il rosso. Più la galassia è distante, più il taglio cade a lunghezze d’onda lunghe. Nel caso di Capotauro, tra le soluzioni extragalattiche, i calcoli favorivano un redshift di circa 32, un’epoca in cui si pensa si stessero accendendo le prime stelle e i primi buchi neri.
Gli autori, però, erano stati prudenti fin dall’inizio. Nel loro lavoro indicavano chiaramente un’alternativa: che si trattasse di una nana bruna freddissima, o di un pianeta vagabondo, situato nella nostra galassia a una distanza record per oggetti di quel tipo. I dati di allora non permettevano di scegliere. Pochi mesi dopo, un’analisi del gruppo JADES pubblicata su The Astrophysical Journal aveva rafforzato proprio questa seconda ipotesi, mostrando che i colori dell’oggetto si adattavano bene ai modelli di atmosfera delle nane brune più fredde.
Il test decisivo: il moto proprio
C’è però un modo diretto per distinguere un oggetto vicino da uno lontanissimo: osservare se si muove. Tutte le stelle della Via Lattea, e con loro le nane brune, ruotano attorno al centro galattico e si spostano l’una rispetto all’altra; quelle relativamente vicine mostrano col passare degli anni un piccolissimo spostamento sulla volta celeste, detto moto proprio. Una galassia a miliardi di anni luce, invece, appare di fatto immobile.
Il gruppo di Edimburgo ha sfruttato nuove immagini dello strumento NIRCam di Webb ottenute nel giugno 2026 nell’ambito di due programmi osservativi, MINERVA e SPAM, e le ha confrontate con quelle originali della CEERS del dicembre 2022. Per avere un riferimento solido, i ricercatori hanno costruito un sistema di coordinate locale basato su 68 sorgenti di confronto e hanno modellato con cura la forma delle immagini, verificando la procedura con test in cui sorgenti artificiali venivano inserite nei dati e poi recuperate.
Il risultato è uno spostamento di 132 millesimi di secondo d’arco, con un’incertezza di 20. Per dare un’idea, è l’angolo sotto cui si vedrebbe una moneta da un euro posta a circa 36 chilometri di distanza. Piccolissimo, ma sufficiente: secondo gli autori esclude un’origine extragalattica, che sia una galassia, un nucleo galattico attivo o una supernova, con una significatività superiore a 6 sigma.
Chi è davvero Capotauro
Messi insieme tutti i dati disponibili, Capotauro risulta una nana bruna di tipo Y, la classe più fredda conosciuta, con una sottoclasse stimata attorno a Y1. Le nane brune si formano come le stelle, dal collasso di una nube di gas, ma non raggiungono mai la massa sufficiente ad avviare in modo stabile la fusione dell’idrogeno: dopo la nascita si raffreddano lentamente per miliardi di anni. Quelle di tipo Y hanno temperature paragonabili a quelle di una tazza di tè, o persino più basse, ed emettono quasi solo nell’infrarosso, il che le rende difficilissime da vedere.
Secondo lo studio, Capotauro si trova a circa 730 parsec, cioè circa 2.400 anni luce da noi, all’altezza dello spessore del disco stellare della Via Lattea. Questo ne fa una delle nane Y più lontane mai individuate, ed è proprio la ragione per cui è comparsa in un campo profondo pensato per studiare galassie remote. Gli autori non escludono che possa essere anche più fredda di quanto stimato.
Una lezione per la caccia alle prime galassie
Per la cosmologia la notizia è, in un certo senso, una delusione: il record di galassia più lontana non passa a Capotauro. Per lo studio delle nane brune, invece, è una piccola miniera, perché oggetti così freddi e distanti sono rarissimi. E, soprattutto, il caso offre un insegnamento metodologico: quando un candidato appare troppo estremo, ripetere le osservazioni a distanza di anni può essere il modo più semplice e potente per smascherare un impostore. Webb sta trovando molti puntini rossi enigmatici; distinguere i veri messaggeri dell’alba cosmica dai vicini di casa travestiti sarà una parte essenziale del lavoro dei prossimi anni.
Stefano Camilloni
Riferimento scientifico: F.-Y. F. Liu et al., A clear detection of proper motion confirms that the claimed z≃32 galaxy candidate, “Capotauro”, is a Y-type brown dwarf, preprint arXiv:2608.07461, sottoposto a Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (2026). Studio originale: G. Gandolfi et al., Mysteries of Capotauro: investigating the puzzling nature of an extreme F356W-dropout, Astronomy & Astrophysics 706, A364 (2026), doi:10.1051/0004-6361/202557061.
DOI: https://doi.org/10.48550/arXiv.2608.07461
Fonte: Phys.org; preprint su arXiv.

