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La galassia dei microbi: perché l’universo potrebbe essere vivo ma senza civiltà

Per anni le nane rosse, note anche come nane M, sono state considerate la migliore speranza per trovare un’altra Terra. Piccole, freddissime, estremamente longeve e numerosissime, dominano la Via Lattea e sembravano offrire l’ingrediente più prezioso di tutti: il tempo. Con miliardi, anzi migliaia di miliardi di anni a disposizione, perché la vita non dovrebbe prima o poi sbocciare?

Una nuova ricerca condotta dalla San Diego State University suggerisce però uno scenario molto meno ottimistico. La vita, forse, può nascere anche attorno alle nane rosse. Ma la vita complessa, quella fatta di piante, animali ed ecosistemi articolati, potrebbe non arrivare mai. Non per mancanza di acqua o di pianeti abitabili, bensì per un problema più sottile e profondo: la qualità della luce.

Sulla Terra l’evoluzione non è stata una corsa continua verso la complessità. Per oltre due miliardi di anni il pianeta è rimasto dominato da forme di vita microscopiche. Poi è accaduto qualcosa di straordinario. La fotosintesi ossigenica ha iniziato a trasformare la luce solare in energia chimica, liberando ossigeno come sottoprodotto. Questo processo ha portato alla cosiddetta Grande Ossidazione, che ha cambiato per sempre l’atmosfera terrestre e ha reso possibile l’evoluzione di cellule complesse, animali e piante.

Il punto cruciale è che la fotosintesi più efficiente funziona solo con una specifica porzione dello spettro elettromagnetico: la radiazione fotosinteticamente attiva, compresa tra 400 e 700 nanometri. È la luce visibile, quella che illumina i nostri giorni. Il Sole ne emette in abbondanza. Le nane rosse, invece, no.

Queste stelle producono quasi tutta la loro energia nello spettro dell’infrarosso, una luce più fredda e meno energetica. È sufficiente a mantenere acqua liquida su un pianeta nella zona abitabile, ma potrebbe non bastare a innescare quel salto evolutivo che, sulla Terra, ha portato alla complessità biologica. I modelli mostrano che su pianeti in orbita attorno alle nane rosse l’accumulo di ossigeno atmosferico sarebbe estremamente lento. In scenari pessimisti, potrebbero servire decine di miliardi di anni per raggiungere concentrazioni simili a quelle terrestri.

Anche ipotizzando forme di vita aliene capaci di adattarsi meglio alla penombra o di sfruttare in modo più efficiente la luce infrarossa, i tempi resterebbero proibitivi. L’evento equivalente alla nostra “esplosione cambriana” arriverebbe, se mai arrivasse, quando l’universo sarebbe già profondamente cambiato. L’evoluzione, in pratica, resterebbe bloccata allo stadio microbico per l’intera vita del sistema planetario.

Questo non significa che i mondi attorno alle nane rosse siano deserti biologici. Al contrario, potrebbero ospitare oceani brulicanti di batteri, colonie resilienti, biosfere semplici ma stabili. Vita lenta, adattabile, tenace. Ma probabilmente mai abbastanza energetica da diventare complessa. La longevità della stella, paradossalmente, non aiuta: è come avere un tempo infinito ma una scintilla troppo debole per accendere il fuoco.

Se questa visione è corretta, la vita complessa potrebbe essere molto più rara di quanto sperassimo, proprio perché le nane rosse sono le stelle più comuni della galassia. Le stelle simili al Sole, meno numerose e più effimere, diventano improvvisamente candidate molto più interessanti. Non perché durino di più, ma perché forniscono la luce giusta, con l’energia necessaria a far accelerare l’orologio dell’evoluzione.

Il sogno di trovare vita oltre la Terra non finisce qui. Diventa semplicemente più esigente. Non basta un pianeta nella zona abitabile: serve una stella capace di dare alla vita non solo il tempo, ma anche il ritmo.

Immaginate di voler cuocere una torta. Avete tutti gli ingredienti perfetti, ma al posto del forno usate una candela. Tecnicamente c’è calore, ma è così debole che la torta non cuocerà mai in un tempo ragionevole. Le nane rosse potrebbero essere proprio questo: mondi pieni di promesse, illuminati da una fiamma troppo gentile per trasformarle in realtà.

Stefano Camilloni

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