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Venere. La nuova sfida spaziale: capire il meteo del pianeta dove il giorno dura 117 giorni

Per secoli, Venere è stato un enigma abbagliante. Dalla Terra, il suo disco luminoso e impenetrabile ci restituisce soltanto un bagliore perlaceo, una bellezza che nasconde un inferno. Dietro quelle nubi di acido solforico, il suolo ribolle a oltre 460°C, abbastanza da fondere il piombo. Eppure, per lungo tempo — come ricordava ironicamente Carl Sagan — c’è stato chi fantasticava che sotto quelle nuvole potessero vivere persino i dinosauri.

Oggi sappiamo che la realtà è ben diversa, ma non meno straordinaria. Nuove ricerche stanno rivelando un mondo dove le leggi del meteo sembrano capovolte: un pianeta in cui venti lentissimi muovono masse d’aria potentissime, e dove le montagne rimangono miracolosamente stabili nonostante l’inferno che le circonda.

Una recente indagine condotta da Maxence Lefèvre dell’Università della Sorbona e dal suo team ha tracciato uno dei primi modelli meteorologici regionali di Venere. Lo scopo? Capire come il vento, la polvere e la temperatura si intrecciano sulla superficie di un pianeta che non conosce le stagioni e in cui un solo giorno dura quasi quattro mesi terrestri.

Il vento più lento (e più potente) del Sistema Solare

Sulla Terra, un vento di 1 metro al secondo — poco più di una brezza — non sposterebbe nemmeno la sabbia. Ma su Venere, dove l’atmosfera è 90 volte più densa di quella terrestre, la stessa velocità genera una forza colossale. Le sonde Venera sovietiche, tra le pochissime ad aver toccato il suolo venusiano, hanno registrato proprio questi venti lenti e costanti, apparentemente insignificanti, eppure capaci di modellare il paesaggio e di influenzare la temperatura.

Il paradosso è che, in quell’atmosfera densa e schiacciante, anche un movimento minimo richiede un’enorme quantità di energia.
Così, mentre i venti di Marte soffiano veloci ma deboli nell’aria rarefatta, su Venere un respiro appena percettibile diventa un colosso invisibile, un fiume d’aria in grado di sospingere particelle di polvere fine e riscaldare la superficie attraverso la compressione atmosferica.

Il giorno che dura per sempre

Venere ruota su sé stesso con una lentezza disarmante: un giorno venusiano equivale a 117 giorni terrestri, e la notte dura altrettanto. Immaginate un’alba che impiega settimane per salire sull’orizzonte, e un tramonto che dura mesi. Questo ritmo cosmico provoca variazioni termiche estreme nell’atmosfera, continuamente riscaldata dal Sole e poi lentamente raffreddata dall’emissione infrarossa della superficie.

Il nuovo modello della Sorbona è il primo a distinguere le differenze tra terre alte e pianure, tra regioni equatoriali e polari. E qui emerge uno dei fenomeni più affascinanti di tutto il Sistema Solare: il clima “anti-meteo” delle montagne venusiane.

Dove il vento riscalda la notte

Nelle regioni montuose tropicali, accade qualcosa di sorprendente.
Durante il giorno, quando il Sole scalda il suolo, l’aria calda tende a salire lungo i pendii: sono i venti anabatici, un comportamento simile a quello dei rilievi terrestri.
Ma di notte il processo si inverte: l’aria fredda scende, in un flusso chiamato vento catabatico, che nel suo movimento si comprime e si riscalda — un effetto noto come riscaldamento adiabatico.

Il risultato è straordinario: le montagne venusiane mantengono una temperatura quasi immutabile, con oscillazioni inferiori a un grado Kelvin tra giorno e notte.
Nelle pianure, invece, l’assenza di questo meccanismo stabilizzante produce un’escursione termica più ampia, fino a 4 gradi Kelvin. È come se le montagne respirassero lentamente, regolando il clima circostante in un equilibrio perfetto tra caldo e freddo.

Polvere, tempeste e il ritorno delle sonde

Queste scoperte non sono solo accademiche: serviranno a preparare il terreno per una nuova generazione di missioni.
La sonda NASA DaVINCI, che dovrebbe penetrare l’atmosfera venusiana nei prossimi anni, atterrerà in Alpha Regio, un vasto altopiano equatoriale. Secondo il modello di Lefèvre, si tratta di una zona termicamente più stabile — ma tutt’altro che tranquilla.
Il 45% del suo territorio sarebbe soggetto a venti capaci di sollevare sabbia finissima, con granelli da 75 micron in costante movimento. Una tempesta silenziosa e invisibile, pronta ad accogliere la sonda nel suo ultimo atterraggio.

Il ritorno di Venere

Dopo decenni di silenzio, Venere è tornato al centro dell’attenzione scientifica. Le missioni DaVINCI, EnVision e VERITAS promettono di esplorare un mondo che, paradossalmente, somiglia più alla Terra di qualsiasi altro — eppure rappresenta il suo destino più estremo.

Sotto quelle nubi tossiche, la superficie di Venere conserva i segreti di un pianeta che un tempo potrebbe essere stato temperato, forse azzurro, prima che l’effetto serra lo trasformasse in un forno planetario.
Capire come si muove il suo vento e perché le sue montagne respirano lentamente non è solo una curiosità: è una finestra sul futuro possibile della Terra.

Stefano Camilloni

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