C’è stato un tempo in cui guardare il cielo significava interrogarsi sull’ignoto. Oggi, per la prima volta nella storia, significa anche iniziare a orientarsi.
Se l’umanità fosse costretta a lasciare la Terra, non partirebbe più senza meta. Esiste già una mappa, ancora incompleta ma sorprendentemente concreta, che indica dove cercare una nuova casa. Un’idea che richiama la trama di Project Hail Mary, ma che non appartiene più soltanto alla fantascienza.
Un gruppo di astronomi guidato da Lisa Kaltenegger ha passato in rassegna oltre seimila mondi lontani, emersi negli ultimi anni grazie alle osservazioni astronomiche. Il risultato è una selezione di 45 pianeti rocciosi che, più di altri, sembrano possedere le condizioni giuste per ospitare la vita. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Tutto ruota attorno a un equilibrio delicatissimo. Gli scienziati lo chiamano zona abitabile, ma il nome più evocativo è quello di zona di Riccioli d’oro. Non troppo calda, non troppo fredda. Una distanza dalla propria stella tale da permettere all’acqua di esistere allo stato liquido. È proprio l’acqua, almeno per quanto ne sappiamo, il filo invisibile che collega la chimica alla vita.
Per individuare questi mondi, i ricercatori hanno incrociato i dati della missione Gaia con quelli della NASA, affinando sempre di più la capacità di leggere ciò che accade a decine di anni luce da noi. Non basta però trovarsi nella zona giusta. Serve stabilità. Serve una stella relativamente tranquilla. Serve un pianeta che non sia né troppo piccolo né troppo massiccio.
Tra i 45 mondi selezionati, 24 emergono come candidati ancora più solidi. È come se, all’interno di una regione favorevole, esistesse un’ulteriore fascia di sicurezza, dove le condizioni restano stabili nel tempo.
Alcuni di questi pianeti hanno già acceso l’immaginazione degli astronomi. Proxima Centauri b, per esempio, è il più vicino a noi. In termini cosmici, quasi dietro l’angolo. Poi c’è il sistema TRAPPIST-1, un piccolo gioiello a circa quaranta anni luce, con più pianeti potenzialmente abitabili che orbitano attorno alla stessa stella. Mondi come LHS 1140 b o TOI-715 b completano questo elenco che sembra uscito da un atlante del futuro.
Eppure la parte più affascinante dello studio non riguarda i pianeti perfetti, ma quelli imperfetti. Mondi che si trovano al limite, che entrano ed escono dalla zona abitabile durante la loro orbita, che ricevono troppa o troppo poca energia. Studiare questi casi significa mettere alla prova le nostre certezze e capire fin dove può spingersi la vita.
Forse la vita non è così fragile come immaginiamo. Forse può adattarsi a condizioni che, sulla Terra, sembrerebbero proibitive.
Questo catalogo è, in fondo, una lista di destinazioni. Non per viaggi imminenti, ma per lo sguardo. Indica dove puntare gli strumenti più avanzati mai costruiti. Il James Webb Space Telescope sta già osservando alcuni di questi sistemi, cercando tracce invisibili che potrebbero raccontare la presenza di un’atmosfera o addirittura di processi biologici.
Nei prossimi anni, nuovi occhi si apriranno sul cosmo. Il Nancy Grace Roman Space Telescope, l’Extremely Large Telescope e, più avanti, l’Habitable Worlds Observatory porteranno questa ricerca a un livello ancora più profondo.
A quel punto, la domanda cambierà forma. Non sarà più soltanto se siamo soli.
Diventerà dove non lo siamo.
Stefano Camilloni


